Isaac Asimov - Il Ciclo delle Fondazioni
04 Novembre 2007 - 15:11Ho di recente finito questa raccolta di quattro romanzi del professore, e sono rimasto estasiato dall’enormità delle proporzioni di questa saga.
Con una dovizia di particolari ed un’attenta consistenza dei dettagli, il luminare della fantascienza russo-americano ci racconta le vicende di una galassia perfettamente collocata nel tempo e nello spazio, dominata da un decimillenario Impero Galattico che ha unito sotto la propria ala milioni di mondi, tutti colonizzati da una sola razza intelligente, quella umana. Proprio l’inenumerabile popolazione umana presente in tutta la galassia ha permesso ad un esponente, lo storico Hari Seldon, lo sviluppo di una nuova dottrina chiamata “psicostoria” che permette, tramite la statistica e la matematica, di delineare con precisione le possibili alternative storiche future in cui l’umanità potrebbe imbattersi. Una di queste alternative, con probabilità assoluta, è l’imminente crollo dell’Impero Galattico, che porterebbe a trentamila anni di barbarie e caos che dilanierebbero l’esistenza di tutta la galassia. Per limitare questa terribile conseguenza, Hari Seldon, destinato a diventare una sorta di profeta, crea due Fondazioni ai lati opposti della galassia: la Prima Fondazione, pubblica e responsabile della conservazione e dello sviluppo del patrimonio tecnologico, e la Seconda Fondazione, segretissima, elitaria e formata solo da “psicostorici”.
Nello svolgersi dei quattro romanzi, il lettore apprenderà in che modo i previsti trentamila anni di caos verranno ridotti a solo mille tramite un turbolento ed avvincente inter-regno della Fondazione (la Prima, nonché l’unica conosciuta), segnato da periodiche crisi e successive risoluzioni, che si avvicenderanno quasi tutte nel modo previsto dal profeta Hari Seldon.
Uno degli aspetti a mio avviso più importanti dei romanzi Sci-Fi è il modo di descrivere le ambientazioni, che essendo solitamente di carattere molto fantasioso ed avveniristico sono spesso difficili da figurare, e quando ciò succede si hanno conseguenti difficoltà nel seguire i personaggi e le loro azioni.
In questo, Asimov è abbastanza moderato: non è eccessivamente prolisso come accade spesso e volentieri nelle produzioni classiche (tipo quella di Tolkien), ma non è nemmeno troppo virtuoso o funambolico come il postmoderno Philip K. Dick, che si lasciava volentieri andare ad una psichedelia che stordisce letteralmente.
Lo stile di Asimov invece è scorrevole e costante, non ha sbalzi eccessivi nel ritmo, e si riesce a seguire molto facilmente. La cura dei particolari, ma sopratutto la consistenza dei dettagli tra un volume e l’altro della raccolta, sono assolutamente eccezionali. Non troverete mai un elemento di incoerenza o una falla nella trama di tutta l’opera, la quale sembra davvero un enorme disegno, talmente grande dal sentirsene completamente avvolti.
In quest’ambito Isaac Asimov è stato un fondamentale mentore per George Lucas, ed infatti la saga cinematografica di Guerre Stellari ha in comune molte analogie con quella della Fondazione, sia per tematiche che per espressività. Gli aspetti sociologici, i valori morali, e l’emotività dei personaggi la fanno da padrone, accompagnati da un contesto di proporzioni bibliche, nello svolgersi di questa appassionante epopea iper-galattica.
Una pietra miliare assoluta della narrativa in genere, non solo sci-fi.