“Oi, grazie…”
05 Dicembre 2007 - 05:12Era paradossale, pensò lui.
“…e pensami ogni tanto, stronzo” si sentì dire, dopo i ricorrenti sei mesi di totale e mutua indifferenza.
Detto da lei, a cui non era mai importato nulla, era proprio paradossale.
Una sola volta egli ebbe quella sensazione.
Un pomeriggio estivo di qualche anno prima, passato come due ragazzini a far i complici di bravate, imbrattando muri con una bomboletta di acrilico nero… Lui era estasiato da quell’esile figura, quel piccolo diavolo con il viso di un angelo. Passarono giusto qualche giornata assieme, e proprio al tramonto di quel pomeriggio, lui la accompagnò in quella piccola pensione non lontana dal centro storico. Mentre guidava teneva la destra sul pomello del cambio, e lei vi posò sopra la propria mano sinistra, delicatamente. Lui la strinse, e pur di non lasciarla fece tutto il tragitto senza cambiar marcia.
Si ricordava perfettamente di quando salirono quelle scale mal ridotte, fino a giungere sull’uscio della camera. Lei sospirò per la stanchezza, e ci fu un attimo di silenzio. Lui sorrise, appoggiato sulla porta aperta, e lei, mentre posava sul comodino quella strana borsa che le piaceva tanto, lo guardò con quegli occhietti ingannevoli e disse “Oi, grazie…”. Lui, sorridendo, disse semplicemente “Buona notte”, e si congedò con discrezione.
Durante il tragitto di ritorno, annusò ancora quel delizioso profumo alla vaniglia lasciatogli sulla mano.
Solo quella volta ebbe l’impressione di contare qualcosa per lei.
Il resto, però, era storia, e la storia degli anni trascorsi dimostrò poi l’esatto contrario.