Errata corrige
07 Gennaio 2008 - 04:01Dopo aver finito la lettura del libro di De Crescenzo citato nell’intervento precedente, ho riflettuto un po’ sull’argomento e ne ho dedotto alcune conclusioni inaspettatamente opposte alla premessa. In breve, io non sono esattamente un pressappochista. Magari lo sono, ma a tratti, solo in alcuni ambiti; in verità, nell’approfondire il piccolo ed ironico trattato del nostro filosofo italiano contemporaneo, mi sono trovato spesso in disaccordo con ciò che espone, dunque alla fine son giunto alla seguente:
tendenzialmente io sono un maledetto assolutista.
Dico tendenzialmente perché, ripeto, in alcune cose incarno perfettamente la filosofia del pressappoco, tuttavia la maggior parte degli altri aspetti della mia personalità sono decisamente assolutisti. L’ho appurato facendomi un esame di coscienza, mentre notavo che il libro mi è parso sempre un po’ perbenista, decisamente poco cinico per i miei gusti… senza nulla togliere al caro Luciano, che notoriamente la sa lunga su tante cose. Molti degli aneddoti raccontati dallo scrittore mi son sembrati molto, troppo accostabili a dei banali luoghi comuni, assolutamente antitetici al mio modo di pensare. Sarà anche che il modo stesso con il quale è scritto il libro è pressappochista, e già solo il fatto che questo non mi abbia entusiasmato, fa di me un non-pressappochista, ossia un assolutista.
Si, devo ammetterlo, lo sono, senza alcun dubbio. Io amo avere sempre le risposte pronte, amo assumere posizioni ferme, pur non precludendomi mai la possibilità di riconsiderarle. Metto sempre tutto in discussione, ma do sempre un’enfasi particolare al mio punto di vista, assumendo che sia maturato in seguito ad un razionale iter di pensieri ben definiti. Odio l’indecisione e la volubilità, preferisco la precisione all’approssimazione.
Se non altro, il simpatico libriccino mi ha aiutato a capire qualcosa in più di me stesso, e mi ha sicuramente dato una lezione di obiettività.
Mau aveva ragione, ma ad ogni modo il libro lo consiglio lo stesso perché è squisitamente sarcastico.